Claudio Caligari: storia di un regista controcorrente

Il regista degli "ultimi", degli emarginati, dei perdenti: Claudio Caligari ha firmato tre splendidi lungometraggi dedicati ai giovani delle borgate romane. Uno speciale (che è anche un nostro omaggio) a questo grande artista.

Claudio Caligari non c’è più. Il regista degli “ultimi”, degli emarginati, quello che sta dalla parte dei perdenti, se ne è andato il 26 maggio dello scorso anno, non prima di averci lasciato il suo terzo e ultimo lungometraggio: Non essere cattivo.

Caligari nasce ad Arona, in Piemonte, il 7 febbraio 1948. Il suo esordio come autore risale al ’76 con Perché droga, un documentario incentrato sul problema della tossicodipendenza tra i giovani, girato da Daniele Segre e Franco Barbero. Nel ’77 è il turno di Alice e gli altri, seguito da Lotte nel Belice, La macchina da presa senza uomo, La follia della rivoluzione e La parte bassa. Caligari inizia, dunque, come documentarista: solo negli anni Ottanta si avvicina ai lungometraggi, il primo dei quali è Amore tossico.

"Amore tossico" (1983)
“Amore tossico” (1983)

La sceneggiatura di Amore tossico (1983) è firmata da Caligari e Guido Blumir. Siamo nelle borgate celebrate nelle opere di Pasolini, dove si sta diffondendo una droga pericolosa: l’eroina. Secondo l’idea neorealista di Caligari, gli attori devono essere non professionisti e, nel caso di Amore tossico, dei veri tossicodipendenti. La realizzazione della pellicola non è facile, in parte a causa delle condizioni psico-fisiche dei membri del cast, in parte perché il piccolo produttore con cui Caligari si è accordato decide di fare un passo indietro, bloccando di fatto i lavori. Solo grazie all’interessamento del regista Marco Ferreri, entra nel progetto il produttore Giorgio Nocella, che permette di completare le riprese. Amore tossico viene presentato alla 40ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ottenendo un buon successo. Tuttavia, il film esce con ritardo nelle sale e in un numero limitato di copie.

L’odore della notte, invece, arriva quindici anni dopo il primo film. Il secondo titolo è tratto da un testo di Dido Sacchettoni, ispirato alla vera storia della Banda dell’arancia meccanica, un gruppo di rapinatori dediti ai furti nei palazzi della Roma-bene, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. Valerio Mastrandrea interpreta Remo Guerra, un poliziotto di giorno che, di notte, si trasforma in un ladro, che “toglie ai ricchi per dare ai poveri”. Qualche anno dopo, nel 2001, Caligari si prepara a girare Anni rapaci, tratto dal romanzo di Luca e Piero Colaprico: il film dovrebbe raccontare l’avvento della criminalità del Sud al Nord, ma il progetto non viene portato a termine, fermandosi in fase di post-produzione.

"Non essere cattivo" (2015)
“Non essere cattivo” (2015)

Altro lunghissimo salto temporale: a febbraio 2015 partono le riprese di Non essere cattivo, con protagonisti Luca Marinelli e Alessandro Borghi, nei panni di Cesare e Vittorio. La pellicola è un seguito ideale di Amore tossico (una curiosità: la scena iniziale dei due film è quasi la stessa): Cesare e Vittorio sono due grandi amici a Ostia negli anni Novanta, e trascorrono le loro notti tra locali, rapine e droghe sintetiche. Vittorio conosce una donna e, per lei, cerca di cambiare vita; tuttavia, il ragazzo non ha dimenticato Cesare, che considera come un fratello, e tenta di salvare anche lui dalla strada.

Il ruolo Mastrandrea è fondamentale in Non essere cattivo, fortemente voluto dall’attore romano, che si mette in gioco in prima persona per garantire la realizzazione di questo terzo lungometraggio di Caligari. Il resto è già storia: Caligari muore appena terminato il montaggio del suo ultimo film. Non essere cattivo giunge alla 72ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove, oltre alle lodi della critica, ottiene il Premio Pasinetti al Miglior film e al Migliore attore (Luca Marinelli). Poco tempo dopo, viene selezionato per rappresentare l’Italia agli Oscar 2016.

Dopo la morte di Caligari, Valerio Mastandrea gli dedica un post su tumblr:

[…] Per Claudio ‘ideologia’ non è mai stata una brutta parola. Lo ha spinto a non fare mai un passo indietro e gli ha permesso di difendere quello che faceva con una forza che non ho mai visto in vita mia. E gli ha consentito anche di lottare con il male costringendolo ai supplementari più di una volta. Claudio ha perso ai rigori, che si sappia questo.

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».