Matteo Garrone al lavoro su un film ispirato al delitto del Canaro

Abbandonato momentaneamente il progetto di 'Pinocchio', Matteo Garrone si concentra su 'Dogman', ispirato al delitto del Canaro.

Per ora Pinocchio non si farà, ma Matteo Garrone ha già in programma un altro film, che, nelle atmosfere, richiamerà il suo L’imbalsamatore (a questo link, la nostra recensione). Stiamo parlando di Dogman, definito un ‘western urbano e contemporaneo’, ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto a Roma trent’anni fa.

Pietro De Negri, detto er Canaro, per la sua attività di toelettatore di cani, fu accusato di un delitto terribile alla fine degli anni Ottanta. De Negri, cocainomane, attirò il piccolo criminale Giancarlo Ricci in una trappola e, sotto l’effetto della droga, lo seviziò per ore. Dopo accurate indagini, si scoprì che Ricci venne ucciso da una decina di martellate e che buona parte delle sevizie raccontare dallo stesso De Negri erano il frutto del delirio provocato dalla massiccia assunzione di stupefacenti (er Canaro raccontò di torture atroci sul Ricci ancora vivo, addirittura dichiarò di aver aperto la scatola cranica dell’uomo ormai cadavere e di avergli lavato il cervello con lo shampoo per cani). Le mutilazioni accertate sul corpo di Ricci, riscontrate dall’autopsia, avvennero tutte post-mortem.

De Negri venne sottoposto a una perizia psichiatrica e gli venne diagnosticato un disturbo paranoide e l’incapacità di intendere e di volere, causata dall’assunzione cronica di cocaina. Dopo sedici anni di prigione, l’uomo venne rilasciato per buona condotta ed è libero dal 2005. Garrone ha affermato che il suo film sarà l’occasione, ancora una volta, per indagare la cattiveria umana, e i concetti di Bene e Male. Per ora, ancora nessuna notizia sul cast.

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».