Nicolas Winding Refn: i film di un regista cult

Aspettando l'uscita di "The neon demon", ecco uno speciale sui lungometraggi di Nicolas Winding Refn, dal suo esordio con "Pusher" fino a "Solo Dio perdona".

Nicolas Winding Refn è un regista di culto. Su questo non ci sono dubbi, nonostante una carriera piuttosto altalenante, fatta di successi clamorosi e altrettanti clamorosi flop. Aspettando l’uscita del suo nuovo film, The neon demon, abbiamo pensato di proporvi un ripassino di tutti i suoi lungometraggi, a partire dallo straordinario esordio con Pusher nel ’96.

PUSHER, la trilogia (1996, 2004, 2005) – qui la recensione del primo film

Il progetto di Pusher parte nel ’96, con un primo capitolo cinematografico destinato a dare origine a due sequel, uno nel 2004 e l’ultimo nel 2005. Il protagonista di Pusher è un piccolo spacciatore di Copenhagen, Frank (interpretato dal Martin Rohde di Bron/Broen, Kim Bodnia), il quale, per avidità, si caccia in un affare troppo grosso, dalle conseguenze tragiche. A condividere le sue peripezie c’è l’amico Tonny (Mads Mikkelsen), che diventerà il protagonista assoluto del secondo capitolo di Pusher, Sangue sulle mie mani: Tonny, dopo un periodo di carcere, è deciso a rientrare nel giro del traffico di droga e, soprattutto, di compiere qualche atto eroico volto ad attirare l’attenzione di un padre che lo disprezza.

Il terzo Pusher, infine, è incentrato su Milo (Zlatko Buric), grosso spacciatore presente in tutte le pellicole, che in questo ultimo film si ritrova da una parte a combattere per mantenere il controllo delle sue attività illecite di fronte all’avanzare di nuovi clan, dall’altra a organizzare una festa per la figlia e a tentare di rimanere pulito dopo una lunga tossicodipendenza.

BLEEDER (1999)

Dopo il primo Pusher, Winding Refn riunisce il vecchio cast (Bodnia, Mikkelsen, Buric) per girare questo film, dagli esiti non altrettanto positivi. Bodnia interpreta Leo, un uomo che vive con la compagna (Rikke Louise Andersson, che, nella realtà, è davvero sposata con Bodnia, da cui ha avuto tre figli), incinta, nella capitale danese. Leo non è soddisfatto della sua vita, condizione che lo spingerà ad azioni violente, dalle conseguenze devastanti. Parallela alla sua storia corre quella di un commesso in una videoteca e una cameriera, Lea (Liv Corfixen, moglie del regista).

FEAR X (2003)

Esordio di Winding Refn in lingua inglese, la pellicola ha come protagonista John Turturro nei panni di Harry, impiegato presso un centro commerciale, ossessionato dall’assassino della moglie e dalla voglia di ritrovarlo. La pellicola fu un clamoroso flop, fatto che arrestò per un periodo la carriera di Winding Refn, il quale si ritrovò a fronteggiare, oltre all’insuccesso professionale, anche un periodo di difficoltà economiche.

BRONSON (2008) – qui la nostra recensione

Bronson è senza dubbio uno dei film di Winding Refn più riusciti, grazie soprattutto all’ottima performance di Tom Hardy nei panni di Michael Gordon Peterson (conosciuto come Charles Bronson, Charles Ali Ahmed e, infine, Charles Salvador) «il più violento prigioniero britannico». Non solo la bravura di Hardy: dopo aver concluso in modo trionfale la trilogia di Pusher, Winding Refn sancì la sua fama grazie allo stile con cui Bronson venne girato, caratterizzato da una commistione di violenza e umorismo al limite del grottesco.

VALHALLA RISING (2009) – qui la nostra recensione

Nel 2009 Winding Refn si lanciò in un progetto rischiosissimo che, infatti, non raccolse critiche totalmente positive, ma che fu senza dubbio un esperimento molto interessante (se non è già cult, lo diventerà). Il regista torna a lavorare per la terza volta con Mikkelsen, che veste i panni di One-Eye, sanguinario guerriero muto, tenuto prigioniero da un gruppo di vichinghi, finché non riesce a liberarsi ammazzandoli tutti. Il guerriero parte per un viaggio insieme a un bambino: durante il suo cammino, incontrerà dei crociati decisi a liberare la Terra Santa dagli infedeli. Valhalla rising è composto da sei capitoli, simbolo di un viaggio metaforico compiuto da One-Eye alla ricerca della redenzione.

DRIVE (2011)

È con Drive che Winding Refn ottenne la consacrazione definitiva a livello mondiale. Per la prima volta il regista collaborò con Ryan Gosling, che vestì i panni di un driver senza nome: il sangue è, come in tutti i film di Winding Refn, un elemento fondamentale della trama, così come la violenza che inquina tutto ciò che di bello il futuro può offrire. Drive è basato sull’omonimo romanzo di James Sallis: costato circa quindici milioni di dollari, il film ne incassò ottanta in tutto il mondo, aggiudicandosi il Prix de la mise en scène per la miglior regia a Cannes 2011.

SOLO DIO PERDONA (2013)

Ennesimo flop di Winding Refn, dopo uno strepitoso successo (quello del sopra citato Drive): la pellicola deluse critica e fan, i quali probabilmente si aspettavano un seguito di Drive, mentre il regista scelse di intraprendere una strada totalmente diversa, rispondendo alle critiche «chi si aspetta un film di facile visione che eviti pure il mio cinema. O con me o contro di me». La storia è ambientata a Bangkok, dove il protagonista, Julian, gestisce un club di boxe, che serve come copertura allo spaccio di droga. Dopo aver violentato e ucciso una ragazza, il fratello di Julian viene a sua volta fatto fuori, e la madre dei due ragazzi pretende vendetta dal figlio superstite. Solo Dio perdona è un concentrato di violenza all’ennesima potenza, un film segnato da numerose morti e massacri simili a quelli ritratti in Pusher 3, Bronson, Valhalla rising e Drive.

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».