Charles Binamé – Elephant song

È Dolan il protagonista di 'Elephant song', il resto rimane sullo sfondo: la scomparsa del dottor Lawrence è un pretesto per mettere in scena la storia di Michael Aleen, il suo bisogno di venire ascoltato da un interlocutore libero da pregiudizi.

Che meraviglia Xavier Dolan! E con questo abbiamo praticamente detto tutto di Elephant song di Charles Binamé, presentato in anteprima al Tiff nel 2014. Tratto da un’opera teatrale di Nicolas Billon (autore anche della sceneggiatura del film), il lungometraggio è incentrato sul rapporto tra un medico, il dottor Greene (Bruce Greenwood), e un giovane paziente (Dolan), da anni rinchiuso presso un ospedale psichiatrico.

Il talentuosissimo Xavier si cala nei panni di tale Michael Aleen, un abile manipolatore, sempre pronto a camuffare la verità e a mettere in difficoltà chi lo ascolta. Il suo medico, il dottor Lawrence, è scomparso e a Greene spetta il compito di scoprire dov’è finito: Michael sembra conoscere molte cose relative alla sparizione dello psichiatra e Greene vuole scoprire a tutti i costi cos’è accaduto al collega. Ma Aleen è pazzo, non stupido: sa di poter condurre il gioco col dottor Greene, il quale, contro ogni previsione, riuscirà, anche se solo per un momento, a penetrare nell’intimità del disturbato Michael.

Elephant song non è un film di Xavier Dolan, eppure torna un elemento chiave della sua filmografia: la madre. Quella madre dalla voce potente che intona O mio babbino caro, dal Gianni Schicchi di Puccini, la stessa madre che è causa dei traumi infantili del figlio (ma, in questo caso, anche il padre ci metterà del suo). Da una parte quindi dei genitori incapaci di esserlo davvero, che hanno cresciuto un figlio instabile; dall’altra un’altra coppia di genitori, composta dal dottor Greene e dall’infermiera Peterson, i quali hanno perso l’adorata figlia in un tragico incidente. Un episodio che ancora turba Greene: la Peterson lo sa e fa di tutto per evitare che l’ex marito venga coinvolto nella pazzia di Aleen, senza risultati. Il gioco al massacro tra medico e paziente è destinato a continuare.

Che meraviglia Xavier Dolan, si diceva. Perché l’attore e regista canadese ci regala un personaggio che è un concentrato di purezza, fragilità, follia, dolore. È lui il grande protagonista di Elephant song (e lo è anche Anthony, il suo elefantino di peluche), poiché tutto il resto rimane sullo sfondo: la scomparsa del dottor Lawrence è solo un pretesto per mettere in scena la storia tormentata di Michael Aleen e il suo bisogno di venire ascoltato da un interlocutore libero da pregiudizi, che non sa del suo passato, del perché da anni è rinchiuso in quell’ospedale. Ed è grazie a questo dialogo estenuante che sia Michael che il dottor Greene troveranno pace dai fantasmi che li perseguitano. Anche se pagheranno entrambi (e uno più dell’altro) un prezzo altissimo.

Leggi anche le nostre recensioni dei film diretti da Xavier Dolan:
⇒J’ai tué ma mère (2009)
⇒Les amours imaginaires (2010)
⇒Laurence anyways (2012)
⇒Tom à la ferme (2013)
⇒Mommy (2014)
⇒ È solo la fine del mondo (2016)

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».