Dario Argento – Suspiria

VOTO 8.5
Con "Suspiria", uscito due anni dopo "Profondo rosso", Dario Argento è entrato a tutti gli effetti nella cerchia degli autori horror di culto. La nostra recensione del film.

Se già Profondo rosso, considerato uno dei migliori esempi di giallo all’italiana, aveva ottenuto un notevole successo di critica e pubblico, con Suspiria, uscito due anni dopo, Dario Argento entra a tutti gli effetti nella cerchia degli autori horror di culto. Il regista, conosciuto per i thriller sanguinari dei primi anni della sua carriera, sceglie infatti di dedicarsi a questo genere (esplorato soprattutto attraverso le opere dei maestri Bava e Fulci) proprio con Suspiria, tra gli horror italiani più noti all’estero.

Diversamente dai gialli precedenti, questo film introduce uno stile unico che costituisce un diverso approccio al genere: si affida maggiore importanza alla fotografia e ai suoni, mentre meno cura è dedicata alla storia, concentrata su personaggi piuttosto piatti ed una protagonista, una giovane donna simbolo di innocenza violata, che funge da vittima/investigatrice alle prese con alcuni macabri omicidi. Si tratta di Susy (Jessica Harper), ragazza da poco trasferitasi a Friburgo per frequentare una scuola di danza. Nella sera del suo arrivo all’accademia vede una ragazza fuggire dal portone principale: in seguito sarà ritrovata morta e Susy, assieme all’amica Sarah (Stefania Casini), cercherà di risolvere il mistero della sua uccisione. Presto vi si sommano altri strani eventi interni alla scuola, gestita da un gruppo di donne facenti capo ad una fantomatica direttrice: Sarah sospetta sia Helena Markos, maestra di magia che fondò la scuola.

suspiria

Fino a Suspiria la linea tematica del regista era principalmente rivolta a storie realistiche e omicidi aventi una qualche spiegazione razionale. Il realismo viene con questo film messo da parte, trattandosi di una storia avente come antagoniste un gruppo di donne dotate di poteri occulti, man mano svelati dall’investigazione di Susy. Lei rappresenta lo stereotipo della ragazza pura (nel film si cerca di far sembrare l’attrice più infantile per dare al tutto un tono da fiaba nera), trasferita in un ambiente estraneo corrotto da un male indefinito e di cui lei è cosciente: un tipico personaggio del cinema di Argento, riproposto anche in Phenomena e Inferno, secondo film di una trilogia (Trilogia delle Madri ispirata al romanzo Suspiria De Profundis di De Quincey) che ha inizio con Suspiria.

Se da un lato l’intreccio del film presenta alcune pecche (come anche i dialoghi, mai troppo curati in Argento), dall’altro l’opera è caratterizzata da un’estetica inconfondibile: viene ricreata un’atmosfera surreale, sfruttando al massimo la pellicola Technicolor per immergere i personaggi in luci colorate fortemente sature. Il risultato è una fotografia allucinata, ricreante un ambiente dall’aspetto “stregato”: immagini perfette per veicolare paura nello spettatore; non va poi dimenticata l’efficace colonna sonora, firmata Goblin: la tensione scaturita dagli incalzanti ritmi del gruppo progressive italiano resta forse l’elemento più suggestivo e caratteristico dei film argentiani.

Michele Bellantuono
L'autore

Annata ’91, nasco veneto con cognome pugliese. Appassionato delle arti visive, coltivo da molti anni l’hobby della fotografia e l’interesse per la storia dell’arte. Ma, nel corso degli studi umanistici (presso il remoto ateneo maceratese), il vecchio amore per l’arte pittorica unito a quello per la musica hanno dato vita a una passione nuova: il cinema.