David Grieco – La macchinazione

VOTO 7
Esce nelle sale italiane "La macchinazione" di David Grieco, incentrato sugli ultimi giorni di vita di Pier Paolo Pasolini.

La macchinazione ha un grande merito: quello di aver riaperto il dibattito sulla morte di Pier Paolo Pasolini, ucciso all’Idroscalo di Ostia nel novembre del ’75. Non si è mai giunti alla verità sul delitto dell’intellettuale italiano: all’inizio si era parlato di una mera faccenda tra omosessuali, spiegazione fin troppo semplice e fin troppo ridicola. Eppure, alla fine, è stata proprio quella ipotesi a prevalere, con la condanna di Pino Pelosi. Negli anni sono state considerate altre piste, ma la sensazione di una storia poco pulita, corrotta e volutamente inquinata è sempre rimasta, fino allo scorso anno, quando l’ultima inchiesta sulla morte di Pasolini è stata archiviata. Ma, allora, a chi appartengono quei profili genetici rinvenuti sul luogo del delitto e mai identificati?

Ne La macchinazioneDavid Grieco racconta gli ultimi giorni di vita di Pasolini (interpretato da un credibilissimo Massimo Ranieri), il quale sta finendo di girare il suo film più controverso, Salò o le 120 giornate di Sodoma. Nello stesso periodo continua la stesura di Petrolio, la sua ultima opera letteraria, rimasta incompiuta e i cui Appunti sono poi stati pubblicati postumi da Einaudi negli anni Novanta. Nell’estate del ’75 i negativi di Salò vengono rubati. Da lì scatta la trappola che porterà alla morte di Pasolini.

133124306-e29b2c4a-40df-4c0f-8f5b-8c4df92b41df

Grieco ci dice davvero qualcosa di nuovo con La macchinazione? In parte sì, in parte no. Perché è chiaro e da sempre noto, agli occhi dell’opinione pubblica, che Pasolini è stato messo a tacere. «Io so i nomi», e quei nomi lo scrittore e regista probabilmente li stava per fare. L’omosessualità di Pasolini e la sua relazione con Pelosi sono serviti da pretesto per inscenare un omicidio con un unico colpevole. Grieco non solo accende i riflettori su tutto questo nel suo film, ma va oltre, scegliendo di mettere in secondo piano l’orientamento sessuale del protagonista (che interessava, invece, molto di più ad Abel Ferrara nel suo Pasolini), per concentrarsi, senza distrazioni, su quelle che giudica essere le reali cause di quella morte assurda e brutale, grazie anche all’ottima sceneggiatura di Guido Bulla, da poco scomparso.

La storia raccontata, quindi, è in sostanza questa: Pasolini è stato ucciso perché sapeva e parlava troppo. Pino Pelosi è stato sì responsabile del delitto, ma fu solo una delle tante pedine in mano a qualcuno molto, molto più in alto. Grieco racconta gli ultimi atti della tragedia di Pasolini (di cui è stato collaboratore) con lo stesso senso della verità che ha contraddistinto certi ottimi film come Il caso Moro e altri titoli del “filone politico” del cinema italiano. In mezzo a tanta fiction, un po’ di onestà, alle volte, è un obbligo.

Redazione
L'autore

La Bottega di Hamlin è un web magazine di musica, cinema e libri, con notizie sempre aggiornate dall’Italia e dall’estero, recensioni e approfondimenti.