Elio Petri – Todo modo

VOTO 8.0
Livido e angoscioso specchio della classe politica italiana degli anni di piombo: "Todo modo" di Elio Petri.

Tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia (edito da Einaudi nel 1974), Todo modo di Elio Petri è una sarcastica raffigurazione della politica italiana di metà anni Settanta, rappresentata dalla Democrazia Cristiana: in effetti, il personaggio portato in scena da Gian Maria Volonté è un palese richiamo, soprattutto fisico, ad Aldo Moro (qualche somiglianza c’è anche con Giulio Andreotti). Quella dell’attore è l’ennesima collaborazione con Petri, con il quale ha lavorato in altre pellicole dalle tematiche concernenti la politica nostrana: A ciascuno il suo (1967), sempre da uno scritto di Sciascia, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), La classe operaia va in paradiso (1972).

Degli uomini – politici, banchieri, dirigenti, tutti legati alla corrente democristiana – si riuniscono in una specie di eremo per espiare i peccati di corruzione di cui si sono macchiati nell’ultimo anno. Fra tutti spicca il Presidente, un capo politico all’apparenza disponibile ad accogliere idee eterogenee mentre, in realtà, i suoi veri propositi sono di tutt’altra natura. Con il passare del tempo, a Zafer (così si chiama il luogo di clausura), si verificano dei misteriosi delitti: sembra che qualcuno voglia eliminare i membri del partito, ma chi?

«Io voglio che questi esercizi spirituali siano per voi memorabili», afferma don Gaetano, uno strano individuo, punto di riferimento del gruppo: non c’è dubbio che per molti degli ospiti sarà così. Todo modo è una riflessione sull’organizzazione interna della DC, ai tempi del compromesso storico con il PCI. Il Presidente, durante un discorso, sostiene che il compito del partito è stato quello di conciliare, per oltre trent’anni, le varie posizioni nel contesto sociale italiano. Ma, ora, per risultare davvero credibili agli occhi del popolo, i membri del partito devono trovare una conciliazione tra di loro, per superare le incomprensioni che rischiano di dividerli.

Livido e angoscioso specchio della classe politica italiana degli anni di piombo, il lungometraggio di Petri è stato criticato per il ritratto trascendentale dei fatti, forse troppo distante dal concreto: tuttavia, anche se la struttura narrativa delle vicenda è complessa e articolata, non sempre di facile lettura, Todo modo riesce a trasmettere a fondo il senso di degrado etico degli apparati statali. L’idea di un rinnovamento politico sembra lontana e quasi irrealizzabile, eppure il finale riserva una sorpresa che il Presidente stesso non poteva prevedere, al massimo, immaginare.

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».