Francesco Rosi – Dimenticare Palermo

VOTO 7.5
Basato sul romanzo della giornalista francese Edmonde Charles-Roux, con "Dimenticare Palermo" Rosi torna a parlare di malavita, dopo "Salvatore Giuliano" (1962), il suo capolavoro, "Le mani sulla città" (1963) e "Cadaveri eccellenti" (1976).

Palermo non si dimentica. Nemmeno quando a Palermo non ci si è nati, ma si è solamente discendenti da una famiglia sicula: è quanto accade a Carmine Bonavia, candidato a sindaco di New York. Per vincere le elezioni, Carmine ha bisogno di incrementare la sua popolarità e, per questo, lancia una proposta: legalizzare la droga e combattere, così, il narcotraffico e gli spacciatori. Nel frattempo, si sposa con la bella Carrie e decide di compiere il suo viaggio di nozze a Palermo. L’uomo non ha messo in conto che la mafia, a capo del traffico di droga, con la legalizzazione di quest’ultima rischierebbe di perdere ingenti capitali. Per questo motivo, durante il soggiorno palermitano, Carmine viene accusato ingiustamente della morte di un fioraio e, per levarsi dall’impiccio, è costretto a un compromesso con Cosa Nostra, che, grazie a delle fotografie, lo scagiona, ma in cambio pretende che i piani per la legalizzazione vengano cancellati.

Sulle note di O sole mio cantata da Caruso, in Dimenticare Palermo Francesco Rosi conduce il suo protagonista – e gli spettatori – nella Palermo di fine anni Ottanta, una Palermo affascinante, che provoca uno strano turbamento nell’animo di Carmine: se da una parte ne è ammaliato, per la struttura dei palazzi, le reminiscenze musicali e artistiche, oltre che per quel mercato della Vucciria che tanto si discosta dal mondo patinato newyorkese al quale è abituato, dall’altra ne è destabilizzato, per il degrado dei quartieri popolari, l’immondizia in mezzo alla strada e il fatto di essersi trovato nel bel mezzo di una sparatoria insieme alla neo moglie. Quel «baciamo le mani», l’unica frase che egli conosce nella lingua dei suoi padri, a Palermo ha un altro significato, più profondo, complesso e non è solo un’espressione pittoresca utilizzata da un italo-americano in ricordo alle sue origini.

Basato sul romanzo della giornalista francese Edmonde Charles-Roux, con Dimenticare Palermo Rosi torna a parlare di malavita, dopo Salvatore Giuliano (1962), il suo capolavoro, Le mani sulla città (1963) e Cadaveri eccellenti (1976), solo per citarne alcuni. Palermo non si dimentica nemmeno quando si vive a chilometri di distanza, quando la propria vita è un’altra e si hanno già delle battaglie dure da combattere, senza mettere piede in quella città maledetta e mistificatrice – o, almeno, questa è l’immagine che ne fornisce Rosi. Palermo è dotata di un cuore e di una linfa vitale (o di morte?): anche quando si pensa di averla capita, è sempre pronta a sorprendere, a mostrare un’altra faccia, dove niente è quello che sembra. Ci sono due modi per conviverci, dal momento che non è possibile dimenticarla: l’omologazione o la ribellione. Consci che, nel secondo dei casi, per molti il prezzo da pagare sarà alto.

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».