Frédéric Beigbeder – L’amore dura tre anni

VOTO 3.0
A Frédéric Beigbeder non bastava scrivere un libro, NO!, ha deciso di mettersi dietro a una macchina da presa e continuare a torturare il pubblico, con la trasposizione del suo omonimo romanzo, L’amore dura tre anni. Nel 1997, appare per ...

A Frédéric Beigbeder non bastava scrivere un libro, NO!, ha deciso di mettersi dietro a una macchina da presa e continuare a torturare il pubblico, con la trasposizione del suo omonimo romanzo, L’amore dura tre anni.

Nel 1997, appare per la prima volta il personaggio di Marc Marronnier, l’uomo che ogni donna sogna di prendere a pedate. In Italia L’amore dura tre anni conosce una certa diffusione “grazie” a Fabio Volo che ne legge alcuni passaggi durante la sua trasmissione radiofonica. Tornando a Marc, è un «libertino impenitente, puro prodotto di questa società del lusso inutile». Ha letto in una rivista femminile che l’amore scompare nell’arco di tre anni, poiché gli ormoni che l’hanno provocato cessano di agire. Non è tutto: un altro illustre scritto lo informa che l’infedeltà è biologica, una «strategia genetica atta a favorire la sopravvivenza della specie». Il nostro furbacchione ha appena divorziato dalla moglie dopo tre anni di matrimonio e, “disperato”, si fa consolare da due prostitute. Qualche tempo dopo conosce a un funerale la moglie di suo cugino Antoine, Alice, una bella ragazza di ventisette anni. Tra i due nasce una relazione: lui è molto innamorato, ma teme che allo scadere dei tre anni le cose possano cambiare e che si consumi l’inevitabile rottura.

Siamo nel 2012, ed ecco – purtroppo – spuntare Marc Marronnier al cinema. Forse Beigbeder temeva un’insurrezione e per questo tenta di rendere un po’ più simpatico il suo personaggio, trasformandolo in una povera vittima dell’universo femminile. Il suo amico Jean-Georges (nel romanzo protagonista di orge inenarrabili) diventa per l’occasione gay. Marc è il prodotto dei suoi genitori, incapace di stabilità sentimentale poiché traumatizzato dal loro divorzio. Morale della favola: il Marc Marronnier del film sarà pure una versione un po’ più soft e sopportabile del superficiale e stupido Marc Marronnier del libro, ma la sensazione è quella di trovarsi di fronte a uno di quei principi azzurri da schermo, protagonista dell’ennesima rom-com melensa, che nel caso de L’amore dura tre anni è ancora più stucchevole, con il rischio di un’overdose da sentimentalismo nel finale.

Un voto, a libro e film: verrebbe un bel due al primo e un quattro al secondo, perché, tutto sommato, in rapporto allo scritto la trasposizione filmica è quasi un capolavoro. Ma ripensandoci, il giudizio, per entrambi, non può che essere uno soltanto: un bel tre. Come la durata dell’amore, secondo Beigbeder.

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».