Gabriele Muccino – L’ultimo bacio

VOTO 7.5
"L'ultimo bacio" è una validissima pellicola di Gabriele Muccino, che accende i riflettori su una generazione di trentenni angosciati e incerti sul futuro.

Un gruppo di amici, tutti prossimi ai trent’anni. C’è Carlo (Stefano Accorsi) che aspetta un figlio dalla compagna Giulia (Giovanna Mezzogiorno). La gravidanza, però, scatena nell’uomo l’angoscia di invecchiare, di ritrovarsi prigioniero di un rapporto e di una quotidianità che non lasciano scampo. Al matrimonio dell’amico Marco (Pierfrancesco Favino), Carlo conosce la giovanissima Francesca (Martina Stella) e perde immediatamente la testa per lei, arrivando a tradire l’ignara Giulia.

Carlo, Giulia e Francesca non sono i soli protagonisti di questo dramma mucciniano. Ci sono anche Adriano (Giorgio Pasotti), in crisi con la moglie Livia (Sabrina Impacciatore); Paolo (Claudio Santamaria), depresso a causa di una fidanzata che lo ha lasciato e di un padre molto malato; infine, l’unico apparentemente sereno sembra essere Alberto (Marco Cocci), che, al contrario, vive una certa irrequietezza interiore e l’incapacità di creare legami duraturi. Ma l’angoscia esistenziale appartiene anche agli “adulti”, a partire dalla madre di Giulia (interpretata da Stefania Sandrelli), a sua volta in crisi con il marito e pronta a gettarsi tra le braccia di una vecchia fiamma. Una serie di situazioni destinate ad esplodere e, ad accendere la miccia, sarà la scoperta da parte di Giulia del tradimento di Carlo (che, in realtà, all’inizio è “solo un bacio”).

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Molto prima di Baciami ancora (sequel più o meno riuscito), Gabriele Muccino ha dato voce a un’intera generazione, che non vuole crescere e prendersi responsabilità. La tendenza degli ultimi anni è quella di sfottere le pellicole del regista romano, senza pensare che, all’inizio della sua carriera, Muccino ha realizzato davvero dei film validi, tra cui L’ultimo bacio (ma anche Come te nessuno mai), il cui titolo è lo stesso della canzone di Carmen Consoli, inserita nella colonna sonora. L’ultimo bacio gode di un’ottima sceneggiatura e, soprattutto, di un validissimo cast di attori, capace di ricreare sulla scena tutta l’angoscia e la rabbia legate a determinate scelte di vita, ai giorni tutti uguali e all’eterna domanda “ma sto facendo la cosa giusta?”. Il problema dei caratteri è proprio questo: di fronte alle responsabilità del quotidiano, al lavoro, alla famiglia, i personaggi percepiscono che i trent’anni sono il momento dell’ora o mai più. In realtà non è vero (si può cambiare a ogni età), eppure per i protagonisti quel passaggio dai “venti” ai “trenta” rappresenta un punto di svolta, una crisi (causata dalla sindrome di Peter Pan) che deve a tutti i costi trovare una soluzione, anche tramite scelte radicali, che portano a rotture e a possibili incomprensioni.

Muccino ha dato voce ai trentenni di inizio Duemila in modo preciso e impeccabile, senza scivolare nella tragedia (che, al contrario, ritroviamo in Ricordati di me, soprattutto nel personaggio della Morante), ma mantenendo un certo equilibrio all’interno di un ambiente claustrofobico, destinato ad andare in mille pezzi. L’ultimo bacio è un film che non ha la pretesa di essere un capolavoro del cinema e, proprio per questo, non si perde in facili intellettualismi, risultando piacevole, armonioso e ben strutturato, con un regista che ha ben chiaro il suo obiettivo (i contenuti che vuole mettere in scena e il miglior modo per farlo) e che sa dirigere con vera perizia i suoi attori. Well done, Mr. Muccino.

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».