George Cukor – È nata una stella

VOTO 8.5
Il successo regala e il successo strappa, laddove diventa difficile gestire le pressioni e la concorrenza, laddove non basta il talento, ma è necessario offrire al pubblico qualcosa di cui parlare.

È nata una stella è la storia di una ragazza, Esther, in arte Vicky Lester, giunta nella grande città alla ricerca della fama. Ad aiutarla nella sua ascesa è l’attore Norman Maine, che diventa anche suo marito. Ma mentre la carriera di Vicky decolla, quella di Norman decade, anche a causa dei suoi problemi di alcool. Dopo svariati problemi di coppia, gli eventi giungono a un drammatico epilogo, che, paradossalmente, diventa un ultimo atto d’amore di Norman nei confronti della moglie.

Di questo film esistono tre versioni: la prima del ’37, poi il remake del ’54 e, infine, la pellicola del ’76, con protagonisti Barbra Streisand e Kris Kristofferson. Negli anni Cinquanta a vestire i panni di Vicky e Norman furono Judy Garland e James Mason (Humbert Humbert in Lolita di Stanley Kubrick).

E NATA UNA STELLA

Storia di un divo sulla via del declino, la parte maschile si adattava a quella che fu, al contrario, la vicenda privata della Garland: lanciata nel firmamento hollywoodiano, dapprima insieme alle sorelle, l’attrice ebbe la sua grande occasione con Il mago di Oz di Victor Fleming e Piccoli attori, in coppia con lo storico amico, Mickey Rooney. Dopo un periodo di successi, in seguito al divorzio da Vincente Minnelli, Judy conobbe un periodo buio, dal quale riemerse proprio grazie alla sua partecipazione in È nata una stella: da allora le vennero assegnati ruoli intensi e drammatici, a cui, però, fece da contraltare una vita segnata dalla dipendenza da alcol e droghe.

È nata una stella è un film sulla gloria, considerata a trecentosessanta gradi: il successo regala e il successo strappa, laddove diventa difficile gestire le pressioni e la concorrenza, laddove non basta il talento, ma è necessario offrire al pubblico qualcosa di cui parlare. Se la presenza di Norman è, all’inizio, garanzia di popolarità, in seguito si trasforma in un’ombra che contamina in negativo tutto ciò con cui viene a contatto, compresa l’esistenza di Vicky. Nella grande macchina di Hollywood non c’è spazio per i sentimenti o le buone intenzioni, non c’è posto per la compassione – se non finalizzata ad ottenere ascolti – o per i deboli: la coppia Vicky / Norman è destinata a scoppiare, di fronte alle fragilità di lui e all’incapacità di gestire il suo fallimento professionale. Eppure, alla fine, emerge un disperato bisogno di riconquistare quel contatto umano, che il mondo patinato dei rotocalchi ha cancellato: la stessa Vicky sente la necessità di affermare la propria identità, ma non come la star che è diventata, ma come donna («This is Mrs Norman Maine»), a cui la vita ha dato e, in ugual misura, ha tolto.

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».