Mario Monicelli – Amici miei

VOTO 8.5
Amici miei è una divertente commedia del 1975. La sceneggiatura e il soggetto sono di Pietro Germi, il quale muore prima di poter firmare la regia, che passa così a Mario Monicelli. I protagonisti sono quattro inseparabili amici d’infanzia ...

Amici miei è una divertente commedia del 1975. La sceneggiatura e il soggetto sono di Pietro Germi, il quale muore prima di poter firmare la regia, che passa così a Mario Monicelli. I protagonisti sono quattro inseparabili amici d’infanzia – a cui si aggiunge l’astuto professor Alfeo Sassaroli –, cinquantenni con vite più o meno incasinate. Il conte Lello Mascetti, nobile decaduto, vive in condizioni di indigenza in uno scantinato; Rambaldo Melandri è un architetto, forse il membro più romantico della comitiva; Guido Necchi, gestisce – si fa per dire, visto che non lavora mai – un bar con la moglie Carmen; infine, c’è la voce narrante del film, ossia Giorgio Perozzi, un giornalista che individua nei suoi compari un conforto dal pesante clima famigliare.

I malandrini sono fautori di spiritose “zingarate”, termine che in dialetto fiorentino indica uno scherzo, una burla, conseguiti tramite un imbroglio, una truffa ai danni di qualcuno. Ma in Amici miei, la “zingarata” assume anche un altro significato: «Lo zingaro quando gli gira, gira!», risponde Melandri al Mascetti, che gli chiede perché abbia deviato dal percorso che stanno compiendo in macchina, imboccando una stradina. La “zingarata”, quindi, diventa un giro in compagnia – magari canticchiando Bella figlia dell’amore dal Rigoletto -, «una partenza senza meta e senza scopi, un’evasione senza programmi che può durare un giorno, due o una settimana». Oltre la “zingarata”, assumono rilievo pure le “supercazzole”, alcune delle quali davvero memorabili: si tratta di periodi privi di qualsiasi logica, in cui trovano spazio parole inventate sul momento, messe insieme per confondere un interlocutore di cui ci si vuole prendere gioco.

Amici miei è uno degli ultimi film ascrivibili al genere della commedia all’italiana, caratterizzata da un’ironia che mitiga in qualche modo le serie tematiche sociali portate sullo schermo. Gli anni Sessanta sono quelli del boom economico, dei mutamenti sociali: si respira un’aria nuova, positiva, che regala al cinema un tono lieve. Ma già nel 1975 l’atteggiamento nei confronti della realtà sta cambiando: la crisi, economica e politica, e l’avvento del terrorismo comportano un senso di paura che sfocia in una visione sempre più disincantata del mondo. I caratteri di Amici miei, certo, fanno ridere; ma è impossibile non notare l’amarezza delle loro esistenze, che essi cercano di alleviare con il cameratismo, proteggendosi a vicenda contro le insidie e frustrazioni della quotidianità.

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».