Michael Cimino – L’anno del dragone

VOTO 9
"L'anno del dragone" è cinema allo stato puro, una commistione di elementi perfettamente bilanciati tra di loro, che, insieme, creano un risultato finale di eccellente qualità formale.

Dopo il clamoroso insuccesso de I cancelli del cielo (nel tempo rivalutato), nell’85 Michael Cimino torna dietro la macchina da presa per L’anno del dragone, un “viaggio” cinematografico nei traffici della Triade a Chinatown.

La sceneggiatura del film è firmata da Cimino e Oliver Stone: L’anno del dragone ritrae le attività che vanno dallo spaccio di droga ad altre forme più o meno crudeli di violenza e illegalità.  Il nuovo padrino di Chinatown è Joey Tai, un giovane ambizioso, che non esita a imporre la propria volontà anche al di sopra di quella degli anziani delle varie famiglie. In mezzo a una terribile e sanguinosa guerra per l’egemonia sul quartiere, si colloca il personaggio di Stanley White (interpretato da Mickey Rourke), un capitano della polizia di New York di origini polacche, reduce del Vietnam: la morale di White è indiscutibile, a differenza dei suoi modi e del suo stile di vita, che lo spingono a costanti scontri con i colleghi e con la moglie Connie. White inizia la sua solitaria battaglia contro la malavita di Chinatown, con il pressoché unico aiuto di una giornalista cinese.

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L’anno del dragone e senz’altro uno dei film più riusciti della carriera di Cimino, uno dei più “eleganti”, nonostante la massiccia dose di violenza sullo schermo: violenza perpetrata dai criminali cinesi, ma anche dallo stesso White, una bomba sempre sul punto di esplodere. Il successo della pellicola è merito di una regia sapiente, ma anche di una sceneggiatura solida e credibile, e di interpreti all’altezza dei loro ruoli, in cui spicca il camaleontico Rourke, un attore che con Cimino ha molto in comune: entrambi contano nella loro carriera flop e successi colossali, anche se, alla fine dei giochi, hanno sempre dimostrato un talento e delle capacità assolutamente superiori alla media.

Nel film torna anche il Vietnam, un tratto fondamentale nel passato e nella mentalità del protagonista, anche se, in questa occasione, il richiamo al conflitto è posto in secondo piano, a differenza de Il cacciatore, dove costituiva il motore dell’intera storia.

L’anno del dragone è cinema allo stato puro, una commistione di elementi perfettamente bilanciati tra di loro, che, insieme, creano un risultato finale di eccellente qualità formale. Peccato che Cimino sia stato così sottovalutato in vita: alcune sue regie sono autentici capolavori.

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».