Nicolas Winding Refn – Bleeder

VOTO 8
Seconda regia firmata da Nicolas Winding Refn nel '99, 'Bleeder' ripropone il cast del primo capitolo di 'Pusher': una storia di violenza e degrado, in una squallida e angosciante Copenaghen.

Squadra che vince non si cambia, deve aver pensato Nicolas Winding Refn. E, infatti, il cast di Bleeder è lo stesso di Pusher. L’inizio, primo capitolo della fortunata trilogia incentrata sulle attività di alcuni spacciatori a Copenaghen. Purtroppo il regista non è riuscito a replicare il successo del suo film d’esordio, tanto che Bleeder, uscito nel ’99, venne proposto in pochissime sale in Danimarca (tra l’altro, la casa di produzione, la Kamikaze, fallì poco dopo l’uscita del lungometraggio). Tuttavia, è ingiusto parlare di questa pellicola come di un fallimento e deve aver pensato la medesima cosa lo stesso Refn, il quale, due anni fa, ha riacquistato i diritti della sua opera e ne ha realizzato una versione rimasterizzata, già distribuita in Francia lo scorso anno.

Perché Bleeder va recuperato (impresa, per la verità, non facilissima, dal momento che in Italia è ancora inedito)? Perché in fondo è il ‘padre’ di Drive, film che ha decretato il successo di Refn a livello internazionale. Tutto ciò che avete amato in Drive è nato proprio con Bleeder, entrambi i lungometraggi sono un concentrato di sesso e di violenza, e l’approccio del loro autore alla materia trattata è lo stesso. Protagonista di Bleeder è una coppia, composta da Leo e Louise (Kim BodniaRikke Louise Andersson, marito e moglie anche nella vita reale), alle prese con la gravidanza della donna, che il compagno proprio non riesce ad accettare. Nell’uomo cresce a dismisura un senso di insoddisfazione e rabbia, che esploderà e condurrà a un tragico finale. Parallelamente si sviluppa la vicenda che coinvolge un commesso cinefilo in una videoteca, Lenny, (interpretato da Mads Mikkelsen) e una cameriera (Liv Corfixen, la moglie di Refn).

Bleeder non è un’opera di scarsa (o secondaria) importanza nella filmografia di Refn. Al contrario, è stato uno dei primi e interessanti esperimenti, che hanno gettato le basi della successiva e folgorante carriera del cineasta danese. Bleeder è attraversato da un senso di precarietà, con personaggi sempre prossimi al disastro: le loro vite sono un mix letale di infelicità e insicurezze, delle prigioni cupe e marce senza vie di fuga. I caratteri non hanno la forza per andare oltre sé stessi, il sangue diventa il grande protagonista di questa vicenda cupa e angosciante (Leo trova nella violenza l’unica risposta a un’esistenza claustrofobica, resa ancor più castrante dalla prospettiva di diventare padre; la stessa violenza, Lenny può reperirla facilmente nei film che guarda). Un Refn tutto da (ri)scoprire, alla luce di prove più recenti, che di Bleeder sono senza dubbio debitrici.

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».