Paul Thomas Anderson – The Master

VOTO 8.0
Paul Thomas Anderson mette in scena una riflessione sul tema, a lui caro, del padre-padrone, quello che ti ama e ti spezza, da cui staccarsi e riavvicinarsi per poi staccarsi ancora, definitivamente.

Le colpe dei padri non dovrebbero ricadere sui figli, ma è più facile a dirsi che a farsi. Lo sa bene Freddie Quell. Cresciuto in una famiglia composta da un alcolizzato e da una folle, Freddie le cicatrici di un’infanzia difficile ce le ha scritte sul volto e nelle cattive abitudini: alcool (distillato da sé) e, ça va sans dire, sesso. Veterano della Seconda guerra mondiale, Quell una sera s’imbarca, da clandestino, su una nave, dove conosce Lancaster Dodd, il leader di una setta pseudoreligiosa nota come La Causa (ispirata a Scientology). I due fanno subito amicizia. Di più: instaurano un legame profondo e complesso, con Dodd che un po’ adopera Freddie come cavia e un po’ cerca di aiutarlo sul serio, e Freddie che lo ricambia applicandosi severamente e ringhiando contro (e non solo…) tutti quelli che osano mettere in dubbio le teorie del Maestro.

Paul Thomas Anderson scandaglia questo rapporto, imbastendo l’ennesima riflessione sul tema, a lui caro, del padre-padrone, quello che ti ama e ti spezza, da cui staccarsi e riavvicinarsi per poi staccarsi ancora, definitivamente. Sullo sfondo dell’America borghese degli anni ’50, inquieta, ansiosa di trovare un senso ulteriore, più profondo, alla propria grandezza terrena e di sublimare la paranoia da Guerra fredda, Dodd e la sua cerchia di accoliti viaggiano per diffondere il “verbo”, mentre Freddie cerca disperatamente di ritagliarsi un angolino tutto suo, il suo posto nel mondo. Le parole del Maestro, un ciarlatano che blatera di metempsicosi e viaggi nel tempo e aggredisce chiunque discuta i suoi insegnamenti, gli offrono lo spunto per cercare di placare le proprie pulsioni, ma la battaglia che Freddie ingaggia con se stesso è inutile. «È una causa persa», lo liquida la moglie di Dodd, Peggy.

The Master è un film formalmente impeccabile: ogni inquadratura è perfettamente studiata, come fosse una fotografia a sé. Dietro la superficie liscia, levigata, queste immagini nascondono però un groviglio di angosce, che s’insinuano in un’ombreggiatura, in un’angolazione, in un dettaglio, in un primo piano. Freddie e Dodd sono, in definitiva, due facce della stessa medaglia, due uomini profondamente inadeguati che cercano il senso ultimo del loro esserci. Per farlo, scelgono di credere in qualcosa – in se stessi, in una verità superiore o in un “profeta” che possa salvarli. Ognuno ha bisogno di un maestro, dice Dodd. Freddie, scacciato dalla sua “corte” (non è guarito – non vuole, secondo Peggy), dovrà fare da solo: d’ora in poi, sarà ostaggio della sua follia. Per Dodd, invece, la prigione, assai peggiore, sarà quella di una Verità inconsistente, di una famiglia che lo disprezza – insomma di una grossa, terribile bugia.

Marco Loprete
L'autore

Copywriter, social media manager, web editor, lanciatore di coltelli.