Sofia Coppola – Il giardino delle vergini suicide

VOTO 7.0
Nonostante le importanti differenze con il romanzo, la pellicola della Coppola è struggente e delicata come le sue protagoniste, vittime di un'America puritana.

Il giardino delle vergini suicide è il primo lungometraggio diretto da Sofia Coppola, figlia del grande Francis Ford de Il padrino. Tratto da Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides, il film riprende solo parzialmente la trama del libro, sacrificando molti dettagli fondamentali sulla vita di casa Lisbon, utili per comprendere con maggiore chiarezza la tragedia nell’epilogo.

La storia ha luogo nel Michigan degli anni Settanta: le protagoniste sono cinque sorelle, bionde e delicate, figlie dei coniugi Lisbon, lui professore di matematica succube della moglie, bigotta e acida, che costringe le ragazze a una vita da recluse. L’apparente normalità familiare viene scossa dal tentativo di suicidio della piccola di casa, Cecile: nonostante tutto, il fatto sembra comportare dei risvolti positivi, in quanto uno psicologo suggerisce ai genitori di coinvolgere di più la bambina in attività coi coetanei. Il consiglio viene in parte ascoltato, ma proprio durante una festa Cecile realizza i suoi propositi e si uccide. L’episodio non segna una svolta nell’atteggiamento dei Lisbon: le altre figlie tornano a scuola, all’apparenza tranquille, mentre, in realtà, la loro vita non sarà più la stessa.

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Nonostante le importanti differenze con il romanzo, la pellicola della Coppola è struggente e delicata come le sue protagoniste, vittime di un’America puritana che fatica a uscire dai rigidi schemi morali e religiosi di cui la signora Lisbon è la perfetta rappresentante: convinta che la famiglia sia tutto ciò di cui le figlie hanno bisogno, la donna nega le loro esigenze, gli spazi e i sogni di adolescenti. Un merito che va riconosciuto alla regista è quello d’aver trattato il tema centrale del suicidio in modo toccante ma mai patetico, anche perché esso rappresenta l’unica libertà di scelta concessa alle sorelle Lisbon e, quindi, diventa il punto di svolta di tutta l’azione.

Alla fine resta il ricordo di cinque volti, cinque giovani donne bionde che tentano invano di sopravvivere in un mondo in cui non si riconoscono e che, a causa degli impedimenti familiari e dell’incomprensione della società a cui appartengono, preferiscono la resa.

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».