Thomas Vinterberg – The hunt. Il sospetto

VOTO 9.0
"The hunt", ovvero la caccia. In italiano "Il sospetto", titolo dal sapore squisitamente durrenmattiano, che evidenzia le implicazioni negative del sospettare.

All’edizione 2014 degli Oscar, nella categoria miglior film straniero, accanto a La grande bellezza di Paolo Sorrentino, spiccava un titolo piuttosto interessante, The hunt. Il sospetto, girato dal fondatore del Dogma 95 (insieme a Lars von Trier) Thomas Vinterberg. Per il suo ruolo da protagonista nella pellicola Mads Mikkelsen (l’Hannibal Lecter della fortunata serie televisiva) aveva già vinto il premio come migliore interpretazione maschile a Cannes 2012, confermando l’indiscutibile talento di cui aveva dato prova sin dagli esordi, con il primo capitolo della trilogia cult di Winding Refn, Pusher.

Premessa: i bambini non mentono. Poco importa che, alle volte, nel loro mondo la verità diventi menzogna e viceversa, trasformando le vittime in carnefici. Lucas è benvoluto da tutti: divorziato e con un figlio, insegna in un asilo, i colleghi lo stimano e anche i suoi bambini lo adorano. In particolare, c’è la piccola Klara che prova per lui una sorta di attrazione infantile, che la spinge a fargli un regalo inappropriato che il maestro, giustamente, rifiuta. Risentita, la bambina racconta alla preside di presunte molestie sessuali subite dall’uomo. Sono tutte bugie, ma agli occhi dell’opinione pubblica Lucas è colpevole. Perché? Perché per tutti, appunto, i bambini non mentono.

Tutto il pathos del film si concentra proprio su di lui, su Lucas, impegnato a difendersi da un’accusa atroce, infamante, perché quello delle violenze sui minori è uno dei crimini più schifosi. Ma se è vero che nessuno è colpevole fino a prova contraria, si può anche dire che Lucas è stato giudicato senza nemmeno subire un vero processo, che ne determinasse le (inesistenti) colpe. Viene a mancare un criterio ovvio, razionale, visto che prima di affibbiare l’etichetta di mostro i controlli dovrebbero essere d’obbligo: ma se i bambini dicono sempre la verità, tale prassi è inutile, anche nei riguardi di un uomo tranquillo come Lucas, un uomo dalla condotta passata pressoché esemplare. Un uomo per bene.

The hunt, ovvero la caccia. In italiano Il sospetto, titolo dal sapore squisitamente durrenmattiano, che evidenzia le implicazioni negative del sospettare, soprattutto quando il dubbio nasce senza che ci siano elementi inconfutabili per giustificarlo. Ma anche la caccia assume un valore importante, perché Lucas diventa un animale braccato, perseguitato da una comunità che ha già deciso quale punizione gli spetta, togliendogli tutto, anche il beneficio del dubbio. Nel freddo clima scandinavo, perfetta cornice per questo concatenarsi di eventi drammatico, quando la verità verrà a galla, Vinterberg ci lascia intendere che il tarlo dell’incertezza, una volta insinuato, è difficile, se non impossibile, da eliminare.

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».