Woody Allen – Irrational man

VOTO 7
"Irrational man" è il 45esimo film di Woody Allen. Protagonista è Joaquin Phoenix, nei panni di un professore in crisi, che, per caso, individua un modo per liberarsi dal tedio che lo sta uccidendo.

Woody Allen torna al cinema con Irrational man, 45esimo film della sua lunga carriera cinematografica, iniziata negli anni Sessanta con Che fai, rubi?

Abe Lucas è un professore di filosofia in crisi. Si trasferisce a lavorare in un college dove incontra una collega con cui stringe una relazione. A subire il fascino dell’uomo è anche una studentessa di nome Jill: un giorno, lei e Lucas sono in un bar dove, casualmente, ascoltano la disperata confessione di una madre, la cui vita è stata rovinata dalle azioni di un giudice insensibile. Quello è il momento che Lucas aspettava: dopo un periodo di doloroso tedio, può finalmente ridare un senso alla sua vita con un gesto importante.

Irrational man non presenta nulla di nuovo: ritroviamo i leitmotive di tanti film di Allen, incarnati soprattutto nel personaggio di Abe Lucas, interpretato magistralmente dal sempre bravo Joaquin Phoenix. Lucas è il classico individuo che ormai non si aspetta più nulla dalla vita e niente sembra dargli più gioia. Solo un’azione significativa può rappresentare il punto di svolta ma, in questo caso, il protagonista giunge a superare il confine che separa il bene dal male e sceglie la morte come unico strumento in grado di restituire senso alla sua esistenza.

Con il suo film, Woody Allen richiama indirettamente il Delitto e castigo di Dostoevskij, con il suo Abe Lucas che si trasforma in un contemporaneo Raskol’nikov, un falso superuomo, incapace di sopportare il peso delle sue azioni. Ma, come ogni delitto che si rispetti, il castigo è sempre dietro l’angolo: la punizione era nel destino di Raskol’nikov, così come in quello di Lucas.

Irrational man riflette sul vuoto che governa non solo le singole vite, ma il mondo intero: cosa può restituire un equilibrio? C’è modo di allontanare da sé il male di vivere e l’inferno rappresentato dagli altri? Il regista (e, di conseguenza, i suoi personaggi) riflette su questo e, come ben sappiamo, non è la prima volta che lo fa: lo spettatore più attento noterà che l’artista ha chiamato in causa alcune sue passate pellicole e, la citazione più evidente, è da Match point, almeno per quanto riguarda la morte come mezzo per porre fine alle proprie angosce.

Nulla di nuovo sul fronte Allen, quindi, ma, se i temi restano gli stessi, rimane anche l’estrema lucidità e il talento del loro autore nel trattarli sul grande schermo.

Elena Spadiliero
L'autore

Classe 1985. A sei anni è iniziata la mia storia d'amore con i libri: da allora non li ho più lasciati. Appassionata di cinema, montagna e Dylan Dog. Divoratrice di sushi e smørrebrød. Credo nella bellezza che «salverà il mondo» e nelle parole, ma quelle giuste, perché «chi parla male, pensa male e vive male».